A. Kertész – Martinique – 1972

Pare che per funzionare bene un’immagine debba essere come la pianta di un ring, dove le linee, le luci, le ombre siano altrettante tracce dei movimenti di due pugili che si affrontano. Fuor di metafora, un’immagine – e quindi anche una fotografia – funziona meglio quando è la testimonianza di un contrasto. A fare un… Continua a leggere A. Kertész – Martinique – 1972

A. Kertész – Elizabeth and I – 1933/1962

Contesto, Contenuto, Forma. Se fossero assi cartesiani, l’analisi di una fotografia sarebbe  una curva nello spazio che essi definiscono. La forma e l’ampiezza del volume in cui questa linea può muoversi sarebbe determinato dalla quantità di informazioni disponibili per ciascuna dimensione.  Di tanto in tanto, però, può essere interessante restringere volontariamente lo spazio a disposizione… Continua a leggere A. Kertész – Elizabeth and I – 1933/1962

W. E. Smith – Addestramento di un Cane in un Campo Militare USA – 1941

Tra il ritenere che la forma sia una caratteristica della realtà e il pensare che essa sia un espediente della percezione necessario per organizzare il rapporto dell’uomo con il mondo, passa la stessa differenza che corre tra Classicismo e Barocco. Anima spigolosa e intransigente, affascinata dal gioco tra ombra e luce, William Eugene Smith passò… Continua a leggere W. E. Smith – Addestramento di un Cane in un Campo Militare USA – 1941

H. P. Horst – Il corsetto Mainbocher – 1939

Un’immagine che viene da lontano, come molte di quelle che ci ha lasciato Horst Paul Albert Bohrmann. La storia più lunga qui la racconta lei, la mensola, elemento che sin dai tempi del Giambellino separa e mette in comunicazione il mondo dell’immagine da quello di chi guarda. Un congegno ottico che per funzionare ha bisogno… Continua a leggere H. P. Horst – Il corsetto Mainbocher – 1939

G. Basilico – Le Tréport – 1985

Era forse inevitabile che il grande vedutismo europeo nascesse qui, sotto questo cielo muscolare, in mezzo a questo vento che spazza l’aria, spinge lontano l’orizzonte e regala alla vista l’illusione di poter abbracciare l’intero universo in uno sguardo che nulla perde, dalle enormi distanze ai dettagli più minuti. Una tradizione secolare che in un mattino… Continua a leggere G. Basilico – Le Tréport – 1985

E. Smith – The Walk to Paradise Garden – 1946

Conviene resistere alla tentazione di letture glicemiche e prendere questa fotografia per quello che è: il sintomo di una convalescenza dolorosa. Gli orrori del Pacifico in fiamme, che ancora gli bruciavano la carne e i nervi, sono tutti là, nella nera cornice che circonda e si protende verso i due bambini, colti in un momento… Continua a leggere E. Smith – The Walk to Paradise Garden – 1946

E. Weston – Nude – 1936

Escludere il viso dalla rappresentazione della figura umana condiziona inevitabilmente le reazioni percettive e psicologiche di chi guarda. Il corpo tende ad essere visto nella sua dimensione più oggettiva, come composizione e integrazione di forme. Un processo di oggettivazione che questa foto accompagna con il contrasto tra l’ombra e la luce che investe il pieno… Continua a leggere E. Weston – Nude – 1936

R. Haviv – Le Truppe di Arkan uccidono e colpiscono dei civili musulmani – 1992

Il documentarista parlerà dello straordinario valore testimoniale di questo scatto, rubato a rischio della vita nelle prime e già terribili fasi della guerra in Bosnia. Il semiologo noterà nell’immagine la connessione tra il dualismo plastico verticale-orizzontale e il suo significato simbolico più ancestrale, il contrasto tra vita e morte, e la connessione geometrica che i… Continua a leggere R. Haviv – Le Truppe di Arkan uccidono e colpiscono dei civili musulmani – 1992

J. Nachtwey – Sopravvissuto ad un Campo di Prigionia Hutu – 1994

Altro è trascurare le regole, altro è trasgredirle. Nachtwey decide di infrangere la norma che prescrive di lasciare campo allo sguardo ritratto di profilo e spinge il volto martoriato del giovane hutu quasi a toccare il bordo destro. Lo spazio è lasciato tutto dietro la nuca del soggetto, e il risultato è esattamente l’opposto di… Continua a leggere J. Nachtwey – Sopravvissuto ad un Campo di Prigionia Hutu – 1994

Si può determinare il tempo di uno sguardo? È possibile stabilire quanto al lungo occorre guardare un’immagine per poter dire di averla vista? Definire quanto occorre ad un’occhiata per trasformarsi in una visione? In altri termini: se la Settima Sinfonia di Beethoven dura circa 42 minuti e Il Settimo Sigillo di Bergmann 96 minuti, quanto dura I Sette Peccati Capitali di Hieronymus Bosch?

Il tempo tra una cornice e la successiva di una mostra, quello tra un una pagina e l’altra di un libro di foto è tra i più ineffabili e difficili da descrivere. Cosa colpisce, cosa passa e cosa resta dopo che il nostro sguardo ha lasciato il rettangolo su cui si sono posati per qualche secondo? Per cercare di capirlo la cosa più semplice per me è documentare quanto guardo e vedo, di rallentare l’istante della visione di uno scatto fino ad avere il tempo di descrivere la scena.

L’innesco è in nell’oscuro richiamo di una foto che per un attimo ferma il mio sguardo; il risultato in queste schede che raccontano il mio esercizio di visione ed sfiorano volutamente i riferimenti storici e semantici della composizione per concentrarsi esclusivamente sulle sue caratteristiche estetico/semiologiche. Il blog è la raccolta e la condivisione di quanto visto e scritto; se qualche viandante della rete capita su queste pagine e vuole dire la sua, ogni correzione, aggiunta, commento saranno i benvenuti.

Legenda

Nella descrizione delle foto sono applicate le seguenti nomenclature e convenzioni:

I riquadri della divisione in terzi della foto sono indicati con il formato:
R[riga, colonna]
con riga=1..3 dall’alto in basso
colonna=1..3 da sinistra a destra
quindi il riquadro in alto a sinistra sarà R[1,1], quello al centro R[2,2] e quello in basso a destra R[3,3]

Le linee orizzontali e verticali di divisione in terzi sono indicate con il formato rispettivamente con le lettera O e V seguite dal numero cardinale. Sono considerati anche i bordi delle foto per cui:

V0 = bordo sinistro della foto
V1 = prima linea di divisione verticale in terzi
V2 = seconda linea di divisione verticale in terzi
V3 = bordo destro della foto
O0 = bordo superiore della foto
O1 = prima linea di divisione orizzontale in terzi
O2 = seconda linea di divisione orizzontale in terzi
O3 = bordo inferiore della foto

Punti specifici sono indicati attraverso coordinate percentuali nel formato [x%, y%], con x e y compresi tra 0 e 1 ed espressi in centesimi di percentuale.