Progetti

Questa poesia di Montale rappresenta per la mia fotografia ciò che la posizione della stella polare vuol dire per una carta nautica. Nel tratto surreale del poeta genovese si disegna in maniera plastica il nostro rapporto con il mondo che si nasconde allo sguardo; quello che ci aspetta dietro il prossimo angolo di strada e quello rannicchiato alle nostre spalle, compagno di viaggio allo stesso tempo vicinissimo e irraggiungibile.

Nella enorme fetta di mondo inaccessibile dal nostro punto di osservazione c’è spazio per raccogliere le nostre inquietudini più ancestrali ed ostinate. È la che si infrange la nostra necessità di avere il controllo di ciò che ci accade intorno, il nostro desiderio di essere avvertiti su tutto quello che possa condizionare la nostra esistenza e che spesso è in agguato oltre il limite della nostra consapevolezza.

Forse non ci aiuta molto sapere che qualcun altro stia osservando ciò che a noi invece sfugge. Ma il pensiero di una realtà che vive senza che nessuno la veda eleva a potenza questo disagio, al punto che, come accade a Montale, si può arrivare a pensare che il mondo non sia altro che una sorta di illusione ottica. Quando viene meno la certezza che almeno un nostro simile sia in grado di assicurarci con il suo sguardo che il mondo esista almeno per lui, il mondo può scomparire, o peggio, agire nascosto anche a quella labile consapevolezza frutto del contratto che ci lega agli altri esseri della nostra specie.

Ecco, credo che la mia fotografia abbia a che fare con questo: costruire immagini che rappresentino il “mondo alle spalle”, offrire allo spettatore la sensazione di guardare il mondo da una sorta di buco della serratura che gli permetta di essere un “osservatore inosservato”. Traguardo impossibile da raggiungere, come ci racconta la fisica delle particelle, ma le sfide impossibili sono le uniche che valga la pena di accettare. Io ci provo attraverso uno sguardo che cerca di farsi il più trasparente possibile, per lasciare chi guarda solo con l’immagine e regalargli la sensazione di sorprendere – per un lungo istante – il mondo che non sa di essere guardato.