G. Fastenaekens – Senza Titolo – 1981

Togliere luce ad una fotografia equivale più o meno a sottrarre l’ossigeno ad un essere vivente. La deprivazione dell’elemento vitale in entrambi i casi conduce all’oscurità ed in entrambi casi le traiettorie per arrivare alla tenebra sono tutt’altro che lineari. L’ipossia si manifesta con una sorta di vertigine lisergica, come sanno i paurosi e gli… Continua a leggere G. Fastenaekens – Senza Titolo – 1981

J. Menapace – Untitled – s.d.

Il grumo della pennellata sulla tela; il solco della penna sul foglio; il “domani” che segue il “ci vediamo” nel nostro messaggino. Sono tracce del momento della produzione che in maniera più o meno consapevole restano impigliate nelle maglie di un testo scritto o visuale e che, con la sua indulgenza verso le espressioni esoteriche,… Continua a leggere J. Menapace – Untitled – s.d.

E. Steichen, P. Jones Griffith, M. Wolf – Tre ritratti – 1924, 1973, 2010

Identico il dispositivo, analogo il metodo di applicazione, diversa l’intensità. La percezione dell’oggetto che più attira la nostra attenzione – il volto umano – ostacolata da un mezzo che si oppone al nostro sguardo. Una sovversione ottica che pone lo sfondo davanti alla figura e inevitabilmente chiama in azione le nostre facoltà di ricostruzione che,… Continua a leggere E. Steichen, P. Jones Griffith, M. Wolf – Tre ritratti – 1924, 1973, 2010

P. Pellegrin – The Crescent – 2012

È, come dice John Berger, una questione di sguardi. Mentre ne cerca uno, quello dello spettatore, ogni immagine ne realizza un altro – quello dell’osservatore, che la fotografia fa coincidere grosso modo con il fotografo – e al suo interno ne istanzia altri che creano direzioni e vettori di forza lungo cui scivola l’esplorazione dello… Continua a leggere P. Pellegrin – The Crescent – 2012

G. Winogrand – Los Angeles – 1980/83

Elogio dell’instabilità. Le immagini di Garry Winogrand sembrano sul punto di scivolare via dal fotogramma, spinte dall’inclinazione della ripresa o portate via da un’occhiata o dalla corsa di un personaggio. O magari, come in questo caso, da un’automobile in moto che punta contro il bordo, trascina con sé lo sguardo della protagonista e ci spinge… Continua a leggere G. Winogrand – Los Angeles – 1980/83

A. Sander – Meine Frau in Freud und Leid – 1911

Un grande dipinto sospeso su un cassettone ottocentesco. L’ambientazione  è quella tipica dei portraits à la maison ma il taglio della foto dichiara subito che non è dello stato sociale dei soggetti che vuole parlarci. Lei, in veste da camera, è Anna Seitenmacher, moglie di August Sander, l’uomo dall’altra parte della macchina fotografica. Tra le… Continua a leggere A. Sander – Meine Frau in Freud und Leid – 1911

I. Khan – Every…Bernd And Hilla Becher Spherical Type Gasholders – 2004

Sospetto che l’opera fotografica di Bernd and Hilla Becher sia conosciuta ed ammirata più di quanto non sia semplicemente amata. Magari qualche buona ragione c’è: la tassonomica bulimia, il teutonico rigore seriale con cui i due coniugi fotografi raccontarono l’archeologia del (loro) futuro prossimo sono elementi ideali per suscitare deferenza, ma sembrano anche perfetti antidoti… Continua a leggere I. Khan – Every…Bernd And Hilla Becher Spherical Type Gasholders – 2004

Brassaï – Place d’Italie [Les Amoreux] – 1932

«Da una figura sola di pittura voleva mostrare il dinanzi et il didietro et i due profili dai lati». Questa, secondo Vasari, fu l’idea che indusse Giorgione da Castelfranco a dipingere il suo leggendario e perduto Uomo in Armatura, intingendo i pennelli in una corrente che dal Ritratto dei Coniugi Arnolfini arriva a bagnare anche… Continua a leggere Brassaï – Place d’Italie [Les Amoreux] – 1932

A. Kertész – Martinique – 1972

Pare che per funzionare bene un’immagine debba essere come la pianta di un ring, dove le linee, le luci, le ombre siano altrettante tracce dei movimenti di due pugili che si affrontano. Fuor di metafora, un’immagine – e quindi anche una fotografia – funziona meglio quando è la testimonianza di un contrasto. A fare un… Continua a leggere A. Kertész – Martinique – 1972